Settembre 2011

Quando arrivai a Bariloche per prendere il treno con destinazione Jacobacci, la cenere volava e non lasciava vedere il lago né le montagne; al mio ritorno, passando nuovamente a Bariloche per proseguire verso Buenos Aires, siccome era piovuto durante la notte, il paesaggio somigliava di più a quello solito.

Le due foto seguenti mostrano quello che si poteva vedere del paesaggio dal finestrino del treno diretto a Jacobacci; progressivamente la nuvola di ceneri lasciava vedere qualcosa ma la maggior parte del tragitto no; è stato molto triste per noi che abbiamo ricevuto tanto da questo viaggio.

Jacobacci si mostra così: ciò che si vede nelle foto non è neve, è cenere. Come dato significativo, la cenere che è caduta e che cade a Jacobacci trascinata dai forti venti patagonici non è uguale a quella che si deposita a Bariloche, più simile alla sabbia; quella di Jacobacci ha la consistenza del talco, per cui penetra irrimediabilmente da tutti lati. 

Si sigillano porte e finestre. 

I vicini spazzano e puliscono le loro case, i loro giardini ed ammucchiano nei sentieri le ceneri affinché poi il municipio le rimuova, ovviamente tutto questo nei brevi momenti in cui il vento riposa. Come è possibile comprendere, il municipio non può rimuovere la quantità infinita depositata all’aperto, per cui la cenere ammucchiata nei sentieri è nuovamente trascinata dal vento e così quasi instancabilmente bisogna continuare, come nel mito di SIsifo, portando la pietra sulla montagna, perché dopo rotoli verso il basso per tornare a ricominciare.

 Tutta la quotidianità è stata trasformata da questo fenomeno. Al mattino, a causa della rugiada la cenere si è depositata; a mano a mano che il sole avanza ed asciuga, diventa da rimuovere. Ciò significa che la maggior parte delle attività sono mattutine. Sono stati ridotti i giorni e gli orari scolastici. Gli uffici pubblici, le attività commerciali chiudono, è impossibile transitare per le strade mentre la cenere vola.

Si annaffiano le strade, ma tutto sembra inutile: non appena la cenere si asciuga, il vento alza nuvole accecanti di cenere...

 La squadra di Jacobacci sta attraversando un difficile momento poiché alcuni dei suoi membri più anziani se ne sono dovuti andare dal paese a causa della cenere vulcanica e delle malattie respiratorie che essa provoca. La spessa pioggia di cenere vulcanica ha fatto piombare questo paese in una crisi economico/sociale della quale non è ancora possibile determinare le conseguenze: il bestiame muore, le piante muoiono, non si sa come colpisce la salute, tutto è grigio per questi fratelli e sorelle. Dovremo lavorare anche con il loro coraggio.

In questa situazione la squadra è parte anch’essa della popolazione colpita e pure in tali condizioni si prendono cura degli abitanti dei Paraggi che arrivano e vengono ospitati come possono nella Casa di Transito P. Paco.