VALUTAZIONE DELL’IMPATTO DELLE CENERI SULLA POPOLAZIONE

Pubblicato il 20 Dicembre 2011  

 

Il Ministero Statale della Salute, insieme al Governo di Rio Negro ed all’Archivio sanitario provinciale, hanno avviato da ieri una serie di incontri di lavoro con l'obiettivo di valutare e monitorare l'impatto sulla salute della popolazione esposta alle ceneri vulcaniche, come pure sviluppare linee di intervento tendenti a migliorare la situazione umanitaria.

La riunione di oggi si terrà ad Ingegnere Jacobacci, una delle località più colpite dalle esalazioni del vulcano cileno Puyehue e, tra gli argomenti specifici che saranno affrontati, figura l'individuazione di cambiamenti nella morbilità della popolazione a seguito dell'esposizione alle ceneri vulcaniche.

A partire da gennaio 2012, sarà attivata una apposita Unità di Crisi, che raccoglierà le informazioni dai registri dei consultori ambulatoriali e dei ricoveri effettuati nella zona tra giugno e dicembre 2011. <

 

FONTE: http://tiempo.infonews.com

 

GLI ESPERTI HANNO INFORMATO IL GOVERNO NAZIONALE CHE NELLA ZONA ESISTE UNA EMERGENZA AGROPECUARIA.

Pubblicato il 28 Novembre 2011

 

La persistente siccità, combinata con la precipitazione del materiale espulso dal vulcano cileno Puyehue, secondo l'analisi degli esperti, sta provocando stragi nella produzione agropecuaria della Patagonia argentina.

"Siccità più ceneri costituiscono una combinazione fatale": ha affermato a Télam Alberto Arzone, direttore della Scuola di Veterinaria e Produzione Agroindustriale dell'Università Nazionale di Fiume Nero. Anche "la siccità presente da anni fa stragi, ma l’agricoltore patagonico sa come combatterla. Tuttavia, - come ha spiegato l'esperto - questa calamità è una delle peggiori e porta alla stanchezza, al punto che i produttori sono tentati di abbandonare l’attività".

L'eruzione del complesso vulcanico fessurale, Cordone Caulle, dello scorso 4 giugno –secondo l’analisi del direttore Arzone -ha liberato "un'emergenza multiforme" che ha significato come "una scudisciata per le zone turistico precordillerane". L'eruzione del complesso localizzato a 40º 32 ` latitudine sud e 72º 7 ` longitudine ovest ha generato una colonna di gas e ceneri che, secondo studi dell'INTA, ha raggiunto 14.000 metri di altezza. L'eruzione si è mantenuta con colonne oscillanti tra 5.000 e 10.000 metri, per poi stabilizzarsi in maniera relativa nell'ordine dei 2.000 metri.

Per la predominanza di venti da ovest, gran parte della cenere, specialmente quella dei primi giorni, che è stata la più importante quanto a volume, è caduta in territorio argentino. Ma la conseguenza peggiore, ha detto Arzone, l’hanno sofferta i più poveri. "Sono quelli che non poterono trasportare la loro azienda in altre zone, come hanno potuto fare quelli provvisti di maggiori risorse."

Lo studioso ha criticato il fatto che i produttori con risorse limitate, agli inizi di questa catastrofe, furono invogliati a vendere tutti i loro animali a prezzi stracciati e furono ingannati, indotti a pensare che si trattasse di un fenomeno transitorio che sarebbe stato superato " in un mese.

"E qui possiamo osservare alcune fotografie con mucchi di pecore morte e con la perdita totale dello scarso capitale che possedevano", disse Arzone. Questo è stato di esempio per i produttori locali, per coloro che non hanno potuto spostare l’azienda, per coloro che non l’hanno voluto fare e per coloro che hanno disatteso i consigli. Come sempre, ai meno abbienti ed a chi per credere che li stavano ingannando - perché è successo loro più di una volta - oggi sono rimasti con le mani vuote". Egli aveva proposto specifici provvedimenti economici, sollecitando molti appoggi governativi a livello nazionale, provinciale e municipale Sono mancate idee? E’ mancata la sinergia tra le volontà? “Abbiamo fallito per non essere stati previdenti", stimò.

La scorsa settimana, il direttore nazionale dell'INTA, Eliseo Monti, ed il presidente del Consiglio Direttivo dell'Istituto, Carlos Casamiquela, fecero queste osservazioni sul grado raggiunto dall'emergenza:”Nel paese abbiamo passato, anni fa, momenti in cui gran parte della zona pampeana e di Buenos Aires, Santa Fé e fino a Santiago si sono viste colpite da siccità", disse Monti in una intervista rilasciata al quotidiano Fiume Nero. Tuttavia, ha aggiunto, "in questo momento Neuquén e Fiume Nero e fino ad un settore di Chubut stanno nella peggiore situazione agropecuaria perché abbiamo solo un piccolo settore con siccità nella provincia di Buenos Aires."

"La combinazione di ceneri con siccità è molto dura perché mentre con la siccità - una volta terminata – si possono recuperare i cicli produttivi, con le ceneri è un processo molto più complesso", ha osservato Casamiquela. Spiegò che con le ceneri, "il danno non colpisce solo l'attività agropecuaria, bensì tutte le attività economiche come il turismo, la vita quotidiana e perfino la salute."

I responsabili dell'organismo incaricato del monitoraggio della situazione confermarono che "l'impatto causato dalle ceneri è praticamente uguale in Fiume Nero come in Neuquén."

"Sebbene 51 anni fa la regione visse anche l'inusuale fenomeno della caduta di ceneri per l'eruzione del cordone Caulle-Puyehue, mettendo in gioco una situazione di emergenza molto difficile da affrontare, la storia ci sorprende oggi in un punto differente", detto il direttore della stazione sperimentale Bariloche dell'Inta, Héctor Taddeo, sulla rivista dell'ente, “Presenza”.

"Tutti sappiamo che l’ampiezza geografica, la quantità di produttori coinvolti, il numero di animali colpiti, i limiti posti dalle infrastrutture regionali e lo stesso ambiente polveroso che ostacola il lavoro configurano un scenario di grandezza sproporzionata".

Tuttavia, ha chiarito Taddeo, "a differenza della volta precedente, ora si sono messi in moto meccanismi di diagnosi ed intervento che allora in quello "non furono presenti".  

"Un aspetto che aumenta la preoccupazione è che questo fenomeno si somma al processo di siccità che sta soffrendo la nostra regione colpendo praticamente tutti", ha puntualizzato il direttore barilochense dell'INTA. Taddeo ha segnalato che si tratta di quattro anni di siccità che hanno impattato su un processo di desertificazione di più lungo termine e per il quale già da tempo ci si sta allertando."

Questi fenomeni, ha proposto, devono portarci "a pensare e domandarci come dovranno essere i sistemi produttivi e lo sviluppo regionale nel futuro per non trovarci in continue situazioni di emergenza."

Occorre prendere più sul serio la disponibilità di studi di ricettività dei campi, pensare a forme che assicurino le necessarie riserve negli stabilimenti per fronteggiare i problemi derivanti da nevicate, siccità e ceneri; possibilità di migliorare le infrastrutture, promuovere e sviluppare il mercato dalla carne regionale ed ottimizzare i canali e la qualità di comunicazione e partecipazione del produttore".

 

Giornalista Lic. Christian González Ríos                 

 

FONTE: http://www.valchetanet.com.ar